LADY DAY | Stampa |
Martedì 27 Ottobre 2015
Billie HolidayNotina del 27 ottobre 2015

Roy è uscito di casa presto stamattina. Non succede quasi mai, di solito si alza tardi e poi sta lì a gironzolarmi intorno, mi racconta della notte precedente, dei pugni che ha preso, di quelli che ha dato, dei ragazzini del ghetto che arrivano in palestra, della miseria, dei sogni, delle sconfitte. Dei tanti imbecilli che credono di esser diventati chissà chi solo perché hanno infilato due o tre match di seguito, si illudono di essere già grandi e sperperano a donne e whisky quei primi quattro soldi che hanno messo insieme.
Ma il mio Roy non è così, certo anche lui ha tanti sogni e mi dice sempre che se le cose andranno bene, in un anno o due mi porterà fuori dal ghetto e avremo una piccola casetta col giardino tutta nostra, dove far crescere i nostri figli.
Però una follia l'ha già fatta e l'ha fatta per me. Con i soldi dell'ultimo match (che ha stravinto) mi ha comprato una radio! Una radio, capisci? E' una cosa stupenda. La sera dopo cena ci sediamo accanto all'apparecchio ad ascoltare Grand Ole Opry o una X- Radio messicana. Ridiamo tanto e a volte balliamo e ci sembra di essere in un locale della Cinquantaduesima, la Swing Street.

Oggi ho acceso la mia radio al mattino, non lo faccio mai se Roy è in casa.
Lo speaker ha detto "vi presento una nuova voce... e che voce ragazzi". Dieci minuti dopo ero seduta sulla sedia accanto alla radio e piangevo come una bambina, una ragazzina stupida che piange per le canzoni d'amore e non riuscivo a smettere, quella voce, quella voce... non era per quel che raccontava la canzone... ma sì un po anche per quello, ma era quella voce che dolcemente ha penetrato un anfratto sconosciuto del mio cuore.

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Siamo nel 1937, l'America stenta ancora a riprendersi dalla grande depressione, lo farà a breve, il volano sarà l'imminente conflitto mondiale.
La nostra amica di colore sta piangendo in una stanza di un casermone di Harlem, sta piangendo per "The Man I Love", a cantarla è Lady Day, appena ribattezzata così da Lester Young, il suo vero nome è Eleanora Fagan, ma già da qualche anno tutti la conoscono come Billie Holiday.
I primi difficili anni di vita di Eleanora – Billie sembrano usciti da un romanzo di Dickens o di Hugo.
Cito: "Billie nacque da una notte d'amore tra il sedicenne Clarence Holiday, un suonatore di banjo, e la tredicenne Sadie Fagan, ballerina di fila". E' il 1915, cosa poteva aspettarsi dalla vita con un simile esordio? Stuprata a dieci anni, poi prostituta in un bordello di Harlem, infine arrestata. Ha appena 15 anni. Siamo nel 1930, in pieno proibizionismo, ma soprattutto appena all'inizio della grande depressione dopo il crack del 1929.
Eppure... Eleanora possiede una dote incredibile della quale non è pienamente cosciente, al momento la sua unica velleità è quella di togliersi dai guai. Non ha molte chance, visto il contesto, così va a cercare lavoro in un locale notturno pensando di fare la ballerina, ma è un disastro. Quasi per gioco provano a farla cantare. Qualcuno si rende vagamente conto che quella voce nasconde un mistero, una imperscrutabile magia.
C'era qualcosa di insolito, ma cosa? Non era potenza. Piuttosto una profonda disposizione dell'anima, una vibrazione che lambiva intimità a cui mai nessuna altra voce si era approssimata.
Forse si trattava davvero solo di una sensazione, un'impressione sbagliata o quanto meno eccessiva, comunque, chi si accorse di lei pensò di metterla subito alla prova. La ragazzina conosceva le canzoni di Bessie Smith (ascoltate al fonografo del bordello) e quello era già sufficiente.
Tre anni dopo ha già fatto la sua piccola carriera, adesso canta in locali meno equivoci ed è al "Log Cabin" che viene notata da un produttore, cognato di Benny Goodman. Ancora un paio d'anni di gavetta, con le prime incisioni poco fortunate. Poi – siamo nel 1935, Billie ha 20 anni – la svolta, come si addice al più scontato sogno americano, che non può deludere il nostro immaginario. Iniziano le incisioni di successo, le esibizioni nei locali dei bianchi (nei quali comunque Billie dovrà accedere dal retro, dalla porta riservata ai neri), la radio. Le emozioni che sa trasmettere quella voce, che vibra su note e sentimenti inconsueti, diventeranno patrimonio comune e faranno piangere la nostra amica seduta in una stanza di un casermone di Harlem.
Tecnicamente Billie non ha una gran voce, ma, più o meno consapevolmente, ha scoperto di possedere una peculiarità che la rende unica. Affronta ogni canzone come fosse un sentimento profondo, esponendo il suo pianto privato ad un pubblico spensierato e frivolo, costringendolo così ad una inattesa introspezione.
La magia non si esaurisce in questa pubblica purificazione del se, esibizione impudica, quasi imbarazzante per chi sta solo cercando facili diversivi. La magia è, prima di ogni altra considerazione, musicale. Non sai mai come Billie affronterà una nota, quanto la tratterrà, la spezzerà o la strapazzerà, hai sempre la sensazione che stia in bilico su un baratro, donandoti una vertigine voluttuosa. Le sue note spezzate ed esitanti non appartenevano ai canoni dell'epoca. Questa sua esposizione tra il pentagramma e il sentimento corrompe definitivamente quei canoni imponendo il blues come un elemento essenziale e fondativo del jazz.
Il resto della storia di Billie Holiday, della sua splendida carriera e tragica vita privata la conosciamo tutti. La musica è stata spesso il suo solo conforto, unico risarcimento, parziale salvezza. La sua profonda umanità, così duramente ferita fin dai suoi primissimi anni, la possiamo solo intuire e a suggerircela è stata la sua voce.
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Stasera Roy è tornato a casa con il cuore buio e il naso rotto. Le ha prese, è stato uno stupido ad accettare un incontro al quale non era ancora veramente preparato.
Abbiamo cenato in silenzio, poi, ho acceso la radio. C'era di nuovo Billie, stava cantando "Some Other Spring". Abbiamo pianto insieme, mescolando le nostre lacrime e la nostra felicità d'amore.

Vi fornisco giusto i link delle due canzoni citate, da lì potrete ricercare e riascoltare Billie come meglio vorrete.

The Man I Love
www.youtube.com/watch?v=e7lvKwIg-oY

interessante questa versione fornita da Diana Ross nel film biografico su Billie "The Lady Sing The Blues"
www.youtube.com/watch?v=V_K6K0f9ZEg

Some Other Spring
www.youtube.com/watch?v=QcPnd0iHwHQ

La Gastronomica

Molti anni fa assistetti a una piece teatrale di Franco Scaldati.
Era un lavoro comico di cui ricordo poco, ma, indimenticabile, il tormentone principale: "la pasta con le sarde senza il finocchietto non si può fare".
Oggi il finocchietto lo trovi anche al supermercato ma, per chi lo usa di frequente, è buona norma raccoglierlo quando è stagione e congelarlo. Si mantiene intatto e potrai fare la pasta con le sarde anche in autunno, visto che è un buon periodo per la pesca delle sardine.
Per 4 persone prendo due bei ciuffi di finocchietto e li immergo nell'acqua nella quale cuocerò la pasta.
Un pugno di uva passa la metto in ammollo in mezzo bicchiere d'acqua tiepida.
Non risparmio sulla cipolla e ne sminuzzo una grande, possibilmente quella più dolce, la bianca. Prima la copro d'acqua e una volta ammorbidita aggiungo l'olio sufficiente. Aggiungo poi l'uva passa ormai ammorbidita, una manciata di pinoli e quindi i filetti tagliati a tocchetti risultanti da 400 – 500 grammi di sarde intere.
Recupero il finocchietto dall'acqua dove ha bollito per 15 minuti circa. Rabbocco acqua se necessario e riporto a ebollizione.
Del finocchietto userò solo i ciuffi più teneri, li taglio grossolanamente e li aggiungo all'intingolo. Cinque minuti di cottura sono sufficienti per amalgamare i sapori. A questo punto ho due possibilità: o aggiungo un mezzo bicchiere d'acqua e vino bianco dove avrò fatto sciogliere una bustina o dei pistilli di zafferano oppure sceglierò una versione rossa utilizzando una noce di estratto di pomodoro (o due tre cucchiai di sugo di pomodoro abbastanza denso) che idraterò con mezzo bicchiere di vino bianco e acqua di cottura della pasta.
Faccio asciugare a fuoco basso, mantenendo comunque un sugo umido, aggiusto di sale e ripasso i bucatini - che si sono cotti nell'acqua del finocchietto - nel sugo di sarde, dove li terrò qualche minuto a riposare prima di servirli. Qualcuno (nella versione rossa) aggiunge pan grattato tostato.

el manicero

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