ATACA RUBEN | Stampa |
Sabato 11 Luglio 2015
rubenNotina del 11 luglio 2015

Sydney, Auditorium centrale della Opera House.
I musicanti suonano già da un'ora, Il pubblico è carico e si diverte. La musica latina scioglie le anime e fa muovere irresistibilmente i corpi costretti nelle poltroncine di velluto rosso. Poi arriva la chiamata. Il pubblico adesso tace trattenendo l'emozione per il momento tanto atteso. E' come se il tempo si fosse fermato, l'auditorium e il suo pubblico sospesi in uno spazio immoto.
Sottobraccio ad uno dei musicanti eccolo entrare in scena, i passettini abbozzati sembrano quelli dei bimbi che hanno appena finito di gattonare ma sono quelli di un uomo che di passi ne ha già consumati tanti nella vita.
Accompagnato dal suo angelo custode siede al pianoforte. Pare smarrito e anche l'aria, per rispetto, adesso si è fermata, l'auditorium e la sua gente sono una istantanea destinata a restare uguale a se stessa per sempre.
Lui accenna qualche nota, degli accordi disorganici, l'accompagnatore allora gli batte il tempo sulla spalla con la mano e qualcuno dall'orchestra grida: "ataca Rubén". E'un attimo! L'aria inizia a circolare fluida, il tempo a scorrere nuovamente e, come per miracolo, l'auditorium e la sua gente a galleggiare sereni, giusto un minuto o due prima di prendere dolcemente il volo.
Febbraio 2001, Rubén Gonzalez ha 82 anni. Sono passati pochi anni dall'uscita di Buena Vista Social Club del 1996 e solo due dall'omonimo film diretto da Wim Wenders. Nel film avevamo visto un Rubén Gonzalez ancora arzillo che osserva più divertito che meravigliato i grattacieli di New York, città che, è evidente, non gli appartiene e non gli interessa un gran che.
Come spesso accade alle persone molto anziane, però, gli ultimi due anni hanno segnato un decadimento evidente. Il fisico adesso è provato e non tutti i sensi rispondono al comando. Forse è anche un po' sordo ed ha bisogno che qualcuno gli batta sulla spalla il tempo per entrare in carreggiata. O forse è solo "svanito" e disorientato da una tournee dura e fin troppo lunga per la sua età e condizione. Iniziata nel novembre del 2000 lo porterà in poco più di tre mesi nelle maggiori città dell'America Latina, degli Stati Uniti e dell'Australia.
Quello che importa, però, è che Rubén abbia deciso di regalarci, seppur negli ultimi scampoli di vita, la sua emozionante magia, forse anche per ripagarci (e ripagarsi) dalla imperdonabile invisibilità agli occhi del mondo che lo ha accompagnato per i primi 77 anni di vita.
Nasce a Santa Clara di Cuba del 1919, studia e suona il piano fin da bambino e da ragazzo programma la sua vita tra lo studio di medicina e quello del pianoforte e della musica classica. Ma le sue aspettative si scontrano con i problemi economici della famiglia. Nel 1941 è costretto ad abbandonare i sogni e per campare suona con le orchestre di musica da ballo. Rubén è bravo ed a contenderselo sono le grandi orchestre, le migliori della Cuba di quegli anni. Ma come solista non va lontano, il mercato è asfittico e negli anni seguenti continuerà la sua carriera come pianista fisso di Jorrin, l'inventore del Cha Cha Cha. Fino al 1979, quando decide di ritirarsi.
L'oblio però non sarà per sempre. Nel 1996 alcuni giovani musicisti cubani, primo fra tutti Juan De Marcos Gonzales, danno vita ad un progetto che farà letteralmente esplodere la musica cubana a livello mondiale: Afro Cuban All Star. L'idea fu quella di riunire giovani e vecchi artisti per ridare linfa alle vecchie melodie cubane, accattivanti e irresistibili, pane quotidiano per i cubani ma non per il resto del mondo.
A questo punto – e per fortuna – le cose vanno veloci. Nei mitici studios della EGRAM di La Habana c'è il produttore britannico Nick Gold che assiste alle registrazioni. Rimane folgorato dalla maestria di Rubén. Terminato il disco dà vita ad un nuovo progetto ed in pochissimo tempo, complice anche il genio di Ry Cooder, arriva il rivoluzionario Buena Vista Social Club ed il primo disco da solista per Rubén: Introducing Rubén Gonzalez.
Questa è la storia di un uomo mite e con un grande senso dell'humor. Di lui Ry Cooder dirà: "è un mix tra Thelonious Monk e Felix The Cat, il miglior pianista che ho mai ascoltato in tutta la mia vita". Ruben è pura Cuba, certo, ma sarebbe solo uno tra i tanti se non fossimo al cospetto di un grande pianista jazz.
Seppe approfittare di quei pochi anni, suonando sempre, senza risparmiarsi, finché le forze e l'avanzare dell'artrite glielo permisero e anche oltre. Partecipò a tutte le registrazioni della serie "Buena Vista Social Club Present" accompagnando Omara Portuondo e Ibrahim Ferrer nei dischi e nelle tournee, come quella in Australia che ho citato all'inizio.
Nel 2000 incide il suo ultimo album da solista "Chanchullo".
Fino agli anni '90 Rubén Gonzalez non aveva mai fatto una tournee internazionale e, si racconta, la cosa che più lo emozionò fu la consapevolezza che per la prima volta, dopo tanti anni passati a suonare musica da ballo, il pubblico stava ascoltando la SUA Musica.
Le immagini che di lui mi restano e più mi confortano sono quella del film, un sorridente vecchietto che suona felice il suo piano nel Cuban Gymnasium attorniato da giovanissime ballerine in tutù e quella descritta all'inizio, quando quell'uomo che sembrava smarrito ritrovò nei tasti di un pianoforte la sua vitalità di ventenne e fece volare me e l'intera sala sopra il cielo di Sydney. Ataca Rubén.

Confesso una enorme difficoltà nel proporvi i link ai pezzi più belli. Troppo poche le incisioni da solista che ci ha lasciato, realizzate in appena quattro anni, dal 1997 al 2000. Andrebbero ascoltate tutte, perché ognuna di esse potrà guarire un affanno, una sofferenza, una piega disgraziata della nostra anima. Mi limiterò al meglio del suo cd da debuttante, Introducing Rubén Gonzalez del 1997.

Cumbanchero, una afro rumba nella versione live con Ibrahim Ferrer
www.youtube.com/watch?v=ZeVpOO4l4RM

o, se preferite, nella versione su disco
www.youtube.com/watch?v=qE4KVDH_5ok

Tres Lindas Cubanas, un altro grande classico, scritto da Guillermo Castillo. Un Danzon Descarga:
www.youtube.com/watch?v=9pO1AJuIxus

Mandinga. Un consiglio, ascoltatelo fino in fondo e gustatevi il jazz (non saprei come altro definirlo), del suo assolo dopo il famoso "Ataca Rubén":
www.youtube.com/watch?v=O_e7GPj_wlU

Tumbao, dello stesso Gonzalez, e non sai più distinguere tra rumba, blues, jazz
www.youtube.com/watch?v=05x29jvaj9A

Como Siento Yo, sempre di Rubén, ma potrebbe tranquillamente essere di Duke Ellington. La esegue Esteban Castro, 11 anni!
www.youtube.com/watch?v=a59wQM-_a9o

... e vi lascio con questo bellissimo ricordo, la dichiarazione d'amore di Rubén Gonzalez per il piano. Da Buena Vista Social Club:
www.youtube.com/watch?v=G0kbUnI13Wo

La gastronomica:

Piatto unico, la pasta e il pesce. Cuba? Nel tocco di habanero, nel fresco e piccante, nel lime.
Apparentemente elaborato ma niente paura, si tratta solo di procurarsi i giusti ingredienti.
Per le dosi regolatevi, qui, orientativamente, faccio per quattro commensali.

Per il soffritto iniziale:
In una padella capiente, scalogno, sedano, una costina di peperone, ridotti e tuffati nell'olio che inizia a scaldarsi.
A seguire due - tre pezzi di razza, circa 300 grammi. Quando l'amalgama vi sembrerà raggiunto (pochi minuti), stemperate con un bicchiere di buon vino bianco e prima che sfumi aggiungete timo – pipirella e maggiorana.

Prima del soffritto però:
- avrete fatto un fumetto con lische e, soprattutto, teste di pesce (quelle di merluzzo sono le migliori, a detta del mio fornitore di felicità ittica);
- avrete cotto al vapore 250 grammi di gamberi (quello di stagione che trovate, gamberetti, mazzancolle ecc.), avendo cura di metterli in un contenitore che non faccia disperdere l'umore che produrranno (va bene anche della carta forno). Non più di 5 minuti;
- avrete preparato un sughetto leggerissimo, aglio e un goccio d'olio, pomodori verdi (ma non troppo);
- avrete spremuto un lime;
- avrete anche messo a bollire l'acqua per la pasta. Io ho utilizzato le penne piccole rigate o pennette, lunghe un cm appena.

Torniamo al padellone principale:
State tenendo sotto controllo il soffritto, che potrebbe aver bisogno di un paio di cucchiai di fumetto. A questo punto aggiungete il sughetto di pomodoro che avrete lasciato a mezza cottura e, dopo pochi minuti, iniziate a salare. Aggiungete 4 o 5 fettine di zenzero, un peperoncino molto piccante, l'habanero per esempio, il succo del lime.

Cuocete la pasta a mezza cottura, 5 minuti, scolatela, versatela nel padellone e iniziate a tirarla col fumetto, abbiate cura che a fine cottura resti ben umida, quasi una minestra al cucchiaio. Quando state per spegnere aggiungete i gamberi insieme all'umore di cottura che avranno prodotto. Lasciate riposare, va servita calda ma non bollente.

Noi abbiamo accompagnato il piatto con una passerina marchigiana.
Buon appetito e buona estate a tutti.

el manicero


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