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Giovedì 21 Maggio 2015
ghigo e_coccinelleNotina del 21 maggio 2015

Mio padre arrivò a casa con in mano una misteriosa valigia verde. Sorridendo ci chiamò tutti attorno al tavolo del soggiorno, vi sistemò la valigia e l'aprì. Era il 1960. Stava per compiersi il miracolo della mia iniziazione alla musica.
Infatti, non si trattava di una valigia qualsiasi, ma di un elegantissimo giradischi moderno, un Telefunken. Quel giradischi è ancora a casa di mia madre, è intatto e mantiene inalterati la sua eleganza e il suo fascino. In un commento ad una "notina" di qualche mese fa, il mio amico Luigi diceva dell'odore tipico degli elettrodomestici di quegli anni. Mi ha bruciato l'idea, perché è esattamente quello che mi riproponevo di scrivere, inevitabile che accadesse, quando avrei parlato del mio vecchio Telefunken. Vecchio solo anagraficamente, apri la valigetta e quel profumo di modernità si sprigiona ancora oggi, la prima piacevole sensazione che precede l'ascolto.
Forse accadde lo stesso giorno, ai ricordi di un bimbo di tre anni bisogna sempre lasciare un margine di errore, fantasia, sovrapposizione: arrivò lo zio giovane con un paio di dischi in mano, regalo per quel nuovo oggetto che parlava di una famiglia moderna, felice di partecipare a quello che si sarebbe chiamato, ma non lo sapevamo ancora, il "boom economico".
"Ascoltate questo, è veramente moderno". Mia madre inorridì, mio padre se la rideva, dicendo "ma chi è questo pazzo". Io, impietrito, non smettevo di chiedere che riproducessero il disco ancora una volta. Quando infine mi fu negato, non mi persi d'animo e, come tutti i bambini, in breve imparai a maneggiare quel nuovo marchingegno da solo. Casa mia iniziò a riempirsi delle urla del cantante e di quelle dei miei genitori che mi intimavano di smetterla con quell'ossesso. Nella mia anima il rock'n'roll aveva preso il posto dei Rabagliati o delle arie d'opera cantate o fischiettate da mio padre fin dal mattino.
E' il momento di scoprire le carte. Il posseduto dal demonio era Ghigo Agosti che cantava Coccinella. Se il lato A del disco è stato il responsabile del mio amore per il rock'n'roll, non da meno il lato B che con "Stazione del Rock" inculcò nella acerba mente del bambino che ero il seme demoniaco del blues.

Ghigo, classe 1936, scrive "Coccinella" nel 1956. In quell'anno nella classifica dei dischi più venduti ci sono: Maruzzella (Carosone), Guaglione (Aurelio Fierro), Piccerella (Claudio Villa) e poi ancora Caterina Valente, il Quartetto Cetra, Nunzio Gallo e la "esotica" Mambo Italiano di Rosemary Clooney.
Riesce ad inciderla nel 1957 (si racconta che durante l'incisione i tecnici di registrazione rimasero scioccati), ma niente, il produttore è prudente, per paura della censura mette il brano in congelatore per due anni. Nel 1959 fa una prima prova, lo lancia per il mercato dei juke-box. Il pezzo esplode, se ne accorge pure Mario Riva che invita Ghigo a Il Musichiere e finalmente nel 1960 il disco arriva nei negozi e da lì a casa mia. B side del disco Stazione del Rock la cui prima bozza risale addirittura al 1951 (allora Stazione del Blues).
Immagino che molti di coloro che stanno leggendo queste righe sentano parlare di Ghigo Agosti per la prima volta. Ma il milanese Ghigo (che familiarizza fin da giovanissimo con il meglio della cultura musicale americana e inglese, suo cugino era direttore della Decca London Italia) è ben più di un precursore del rock'n'roll nostrano. Già nei primissimi anni 50 forma svariate band e frequenta gli ambienti jazz con amici come Lino Patruno, Enrico Intra, Fausto Papetti. Nel 1954 ha la sua band "Ghigo e gli Arrabbiati" nella quale milita un giovanissimo Giorgio Gaber e negli anni successivi si esibisce nei locali under dell'epoca, primo fra tutti il Santa Tecla di Milano, in jam session con gente come Ricky Gianco, Enzo Jannacci, Enrico Maria Papes.
Coccinella comunque non ha vita facile. La canzone è ispirata a Madame Coccinelle, un travestito francese che nel 1958 si fa operare da un noto chirurgo subendo un clamoroso cambio di sesso e diventando, di fatto, il primo transessuale. Coccinelle fa anche un'apparizione sul palco con Ghigo davanti ad un pubblico sconcertato. Iniziano le censure, continuate poi per brani come Banana Frutto di Moda e tanti altri che, a detta di Ghigo, venivano sistematicamente censurati, non tanto e non solo per i testi considerati equivoci, ma per il suo stesso modo di cantare, per le sue distorsioni canore ritenute inaccettabili. Per questo non vedremo quasi mai Ghigo in TV, eppure: "Dal punto di vista storico, Coccinella e Stazione del Rock sono considerati due brani pionieristici. Non pochi esperti del settore, critici e collezionisti del vinile li considerano i primi rhytm'n'blues e rock'n'roll della storia italiana e forse europea".
Ma Ghigo tira dritto per la sua strada. Le sue apparizioni sono sempre eventi dirompenti, non si limita a cantare, si contorce, si straccia i vestiti, si lancia tra il pubblico, urlando le sue canzoni che assumono sempre più un carattere demenziale. Farà ancora tanto, produrrà, formerà band, sarà sempre un punto di riferimento per tanti giovani rockers nostrani. Ma la mia storia finisce qui, tra le urla di Ghigo, quelle di mia madre e la mia voglia di rock'n'roll per sempre.

Non ho mai imparato un buon italiano. Quando avevo appena iniziato a parlare ascoltavo un tipo che mi diceva: "Ammore ammore ammore io sento un tuffo al cuore co co co co ccinella... e togli quel vestito metti uno più pulito, vatti a mette ppe me. Tu mi piaci di più se non ti vesti di blu, ma metti quella gonna che ti stava tanto bene o Coccinella co co co Coccinella non far più la barboncella non vestirti di abblu a cu cu cu a cu cu cu. Tu sei come un whiskiii io mi sbronzo di te ma togli quel vestito che fa tanto schifo a me... ". E poi: "Ad ogni ora sogno i tren alla stazione aspetto te, te, te Io mammà fermare tutti i tren io vorrei fare il controllor io mammà il ferroviere del rock. ... io mamma, mi metterò a cantar io mamma sul treno a ballar io mammà alla stazione del rock. 54 ore l'amore durerà e poi corrotto il cuore perderò te te te ...non posso stare solo oh no no resta resta resta alla stazione del rock".

It's only Rock'n'Roll but I like it, like it, yes I do.

www.youtube.com/watch?v=x2fDdXY8RxA

www.youtube.com/watch?v=tp6rbuDFT0g

invasato (e arrestato) nel 1961

https://vimeo.com/33440188

indomito nel 2007

www.youtube.com/watch?v=TGYGbWDk5gA

Pomeriggio d'autunno, una pioggia sciocca sta ingrigendo i cuori e le vecchie mura del paese. Ma in sala si sta bene, l'aria è densa di fumo, qualcuno dorme, altri mangiano le castagne secche o i ceci tostati. La scena è sconcertante, è il momento più drammatico, l'enorme piovra sembra ormai indomabile e sta distruggendo palazzi e inghiottendo forze dell'ordine e atterriti cittadini, spazza via auto, sradica i tigli e adesso anche una pompa di benzina. Chi fermerà la sua foga distruttiva?
Dal fondo della sala una voce autorevole. Qualcuno, con disincanto, seggerisce la giusta soluzione: "a morte ro purpu è ca cipuddata".

Noi accettiamo il suggerimento di buon grado.
Mettete una grossa cipolla, a cipudda, ben sminuzzata ad appassire in un tegame di coccio o di ghisa. Aggiungendo un dito d'acqua dopo due o tre minuti eviterete di soffriggere troppo. Intanto avrete convinto la piovra, u purpu, a farsi affettare i suoi bei tentacoli e l'enorme testa, mettetelo nel tegame, aggiungete ancora appena un dito d'acqua e coprite per una cottura a fuoco lento. Venti minuti dovrebbero essere sufficiente per la prima cottura del polipo che avrete mantenuto sempre umido con l'aggiunta di un bicchiere di vino. Salate, pepate e versate un mezzo bicchiere di aceto bianco o balsamico. Intanto fate a tocchi tre o quattro patate e friggetele fino a circa metà cottura. A questo punto aggiungete al polipo poco pomodoro, diciamo un paio di pelati e non appena riprende il bollore unite le patate che finiranno di cuocersi insieme al resto. Assaggiate per correggere con eventuale altro sale e ancora un po d'aceto del quale bisognerà sentire la presenza. Riducete a listelle un mezzo radicchio trevigiano che aggiungerete al tutto solo a fuoco spento. Incoperchiate e lasciate riposare. Il tempo c'è perché questo piatto va servito tiepido. Tanto a questo punto la piovra si sarà finalmente calmata e i nostri amici della sala cinematografica mangeranno questo piatto, felici di aver trovato la giusta vendetta.

el manicero

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