Siro e Sandrina. Un biglietto di sola andata | Stampa |
Mercoledì 19 Novembre 2014
g3Notina del 19 novembre 2014
8 maggio 1905, Ellis Island, Stati Uniti d'America. Siro Vai di quel posto non sopportava la puzza, puzza di miseria, come la sua. Sandrina no, povertà e stenti non le avevano tolto quella fragranza di rosa neanche durante la lunga traversata. Ma adesso Sandrina era nel reparto femminile, non la vedeva da giorni e lui doveva aspettare, così aveva capito, le decisioni di quegli individui che una settimana prima gli avevano guardato in bocca come si fa con i cavalli. Era irrequieto e quel caldo appiccicoso non lo aiutava certo a starsene tranquillo. Anche alla cascina Taccona di Dorno Lomellina faceva caldo in estate, ma sotto un olmo, nell'ora del desinare, si era sentito un signore. Il desinare, però, era diventato sempre più magro e il nuovo secolo invece delle abbondanze sperate aveva portato solo fame e ancora tanta inutile fatica.

Un'altra cosa che non sopportava Siro Vai erano i lazzi stupidi di quei due personaggi, sempre a braccetto i due compari, sempre a rompere i santissimi agli altri, come fossero in gita di piacere. Peppe e Giovanni li chiamavano tutti, tali Satriani e Petrucci, dei meridionali che parlavano la loro strana lingua di cui Siro Vai capiva ben poco. Poi vide Sandrina correre verso di lui con un sorriso smagliante: ce l'avevano fatta.

8 maggio 2005, Tokyo, Giappone. Concerto dei G3.
Il primo a salire sul palco è John Petrucci. Si è tagliato capelli e barba ed adesso ha la faccia dello studente di ingegneria fuori sede che a guardarlo penseresti che è lì solo a spendere i soldi del padre tra osterie e donnine e invece poi lo conosci e capisci che oltre ad essere un tipo divertente è una mente. E' così perché, come i geni della matematica, fa delle cose complicatissime con una semplicità disarmante e ti sembra quasi che anche tu potresti fare lo stesso con estrema semplicità. Non suona la chitarra, ma ci passeggia sopra spensierato, come se uscisse di casa "vado a comprare il pane e il giornale e torno".

Poi è la volta di Steven Siro Vai, per tutti Steve Vai. Steve è un vento impetuoso, un vento patagonico, furioso, selvaggio, costante, tesissimo. O ti ci perdi o ti ci ritrovi, per abitarlo e viverlo. Ragazzi, stiamo parlando del più virtuoso chitarrista mai esistito, i suoi geni sono della Lomellina ma sembrano arrivare da un pianeta sconosciuto. Non Siro ma Sirio forse. Eppure Steve è umanissimo e oltre a suonare la chitarra fa l'apicultore. Impara lo strumento giovanissimo, suo maestro l'appena più anziano Joe Satriani. E' affascinato da Frank Zappa e conosce la musica così bene che si presenta da Ciccio Zappa con la di lui musica riportata su un pentagramma. Cosa che Frank non aveva mai fatto, ritenendola una impresa impossibile o forse inutile. Tant'è che Zappa lo prende subito nel gruppo. Steve inizia a darci dentro e non la smetterà più, subendo una metamorfosi propria dei più grandi, quando lo strumento non è più un aggeggio più o meno sofisticato, ma diventa un organo del corpo, un trapianto perfettamente riuscito e lui è un acrobata, di quelli che col corpo può farci ciò che vuole. La musica di Vai non è sensuale piuttosto è puro sesso, quello infoiato che non prevede l'amore ma solo l'ostinata necessità di perdere la ragione e rimanere lassù, a contemplare gli astri da vicino, per finire senza respiro ma in una pace infinita.

Joe Satriani arriva ultimo, si è riservato lo spazio del maestro. Sa di essere stato superato dall'allievo, ma non per questo si è perso d'animo. Arriva con la stessa spavalda ironia del nonno a Ellis Island. Indossa il suo cappello di ordinanza, un cappelluccio da spiaggia e gli occhiali da sole. Più che un chitarrista heavy metal sembra mio zio Giulio, quando mi portava al mare negli anni 60 con la cinquecento. Non passeggia spensierato sullo strumento, non lo usa come una parte del suo corpo, lui lo strapazza, lo distrugge e lo resuscita a piacimento. Si è creato la sua Ibanez personalizzandola (la JS guarda un po') e lo stesso ha fatto con gli amplificatori (Marshall modificati su sua indicazione) e gli effetti costruiti per lui, come i distorsori Vox che ha curato insieme ai tecnici della casa. Un maestro per tutti.

Alla fine tutti insieme. Nell'ordine eseguono: "Foxey Lady" (rivisitazione della signora Foxy di Jimi), "La Grange" ZZ Top e "Smoke on the Water" e ho detto tutto.

Siro non li sopportava molto, ma alla fine ha capito che è con loro che avrebbe fatto strada, ci sono voluti 100 anni per trasmettere i suoi geni, poca roba per i geni.

La storia di Ellis Island è di pura fantasia ma Siro Vai e Alessandrina Ernesta Ravetta da Dorno Lomellina, nonché gli avi italiani degli altri due compari, la traversata con biglietto di sola andata l'hanno fatta davvero.

Alice nel paese delle ... e vabbè
Mangio il tortino di alici fin da bambino e continuo a farlo nello stesso modo in cui lo faceva mia mamma, scambiando solo ogni tanto la padella con una teglia da forno.
L'altro giorno mi sono ritrovato tra le mani delle patate dolci, ottime insieme alle normali se fai un pollo o agnello al forno. E col pesce? Ci ho provato.
Uno strato di patate dolci lesse, uno di alici, qualche mezzo ciliegino e di nuovo un secondo strato. Un filo d'olio nella padella, il suo sale, niente odori o spezie, solo qualche cappero sul ciliegino, una spolverata di pan grattato appena tostato. L'ho fatto in padella coperta ermeticamente. La prossima volta provo col forno. Eravamo in tre, io la mia sposa ghiottona e un cerasuolo stupendo. Ma lui è andato via subito.
el manicero

G3 non è un vero e proprio gruppo, ma un progetto, una serie di jam session che Joe Satriani e Steve Vai hanno portato in giro per il mondo accompagnandosi spesso con John Petrucci ma anche con altri grandi della chitarra. G3 sta per Guitars Three.

G3 Live in Tokyo 8 maggio 2005 – Epic 2005

Questa è musica da vedere. Più che il disco cerca il DVD, perché se non lo vedi non ci credi.
Se non trovi il DVD (ma è roba facile per gli smanettoni) guarda il tubo:
http://vimeo.com/42943071

Consigliatissimo: il DVD di Steve Vai del 2009 "Where the Wild Things Are"

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