In viaggio con il Duca | Stampa |
Lunedì 29 Settembre 2014
Duke-Ellington-by-Herman--001Notina del 29 settembre 2014
Cappello a falda larga, quello australiano va benissimo, occhiali da sole, macchina fotografica, il binocolo, crema solare, dissenten (non si sa mai), la sahariana, lo scarponcino comodo, la torcia, moleskina, passaporto ok, metto tutto dentro lo zaino. Mi sembra di non scordare nulla. Sono pronto. Appoggio il braccio delicatamente, la puntina tocca il vinile, stump, scscscscsc. Mi stendo sul divano. Ha inizio il safari.
Sul mio cammello ci sono Duke Ellington, Max Roach, Charles Mingus.
Ho in mano la copertina di "Money Jungle", un album di Duke Ellington, un disco, che, come scrive All Music, "every jazz fan should own a copy of this sensational recording session". Il Duca era in buona, ottima compagnia. Lui al piano, Max Roach alla batteria, Charles Mingus al contrabasso. Posseggo due versioni del disco, quella europea e quella americana, questa seconda, come accade spesso, molto più ricca. Preferisco seguire, però, la versione casalinga, non foss'altro perché la conosco da quarant'anni.
E' come ad ogni viaggio. All'inizio non sai a cosa andrai incontro, sai solo che sicuramente qualcosa succederà, che ogni giorno non sarà uguale all'altro, che al risveglio non sai cosa farai o dirai da lì a due ore, o come sarà il giaciglio che ti accoglierà la prossima notte quando, se il sonno non ti stroncherà chiudendo repentinamente le trasmissioni, ripenserai a quei tanti volti nuovi che avrai incrociato, ai colori, ai profumi, ai sapori, così diversi dai soliti che accompagnano i tuoi giorni sempre un po' troppo uguali.
A questa festa, però, ci arriverai dopo una prima tappa, quella che ti condurrà dalla porta di casa tua (chiusa a ventotto mandate, chissà cosa mi sto scordando, spero che non arrivi nessuno ad infilare le sue dannate mani nella mia anima, che quel rompipalle dell'inquilino del piano di sopra non scordi di nuovo il rubinetto aperto e mi allaghi la casa come l'anno scorso), ad un aeroporto, una stazione, una piazza di un paese che non è il tuo. E' una tappa eccitante, le angosce per casa e vicini stronzi iniziano ad affievolirsi; circondato da rumori nuovi, dalle chiacchiere con altri sconosciuti transitanti, forse anche tu sarai finalmente loquace e tutto sommato, se sto cazzo di aereo smette di ballare, comincerai a sentire che si può essere felici anche alle dieci del mattino, che quel mattino può essere "Very Special". Così inizia Money Jungle, non siamo ancora arrivati, siamo in transito, in una condizione "Very Special", primo track tutta spuma dell'album.
Dove ci sta portando Duke? Ci porta nella giungla, ci porta in Africa, si, forse anche in groppa ad un cammello, ma è la giungla del nostro desiderio, è il nostro esotico immaginato, l'attrazione per un mistero che ci affascina e ci fa paura.
Eccola l'Africa, improvvisamente, superate le formalità di dogana, ci sei dentro. "Les Fleurs Africaine " poi rinominata "Fleurette Africaine" è un brano commovente e dolente, dolce e feroce. Proprio come l'Africa del nostro immaginario occidentale. Chiudi i tuoi occhi, tanti altri, neri e illuminati da una luce selvaggia, pieni di brutale misericordia, ti stanno osservando o forse osservano il mondo, un altro mondo lontano da te, in vece tua.
Inizia il brano "Money Jungle", il viaggio continua ed è un'estasi. Non mi affanno a raccontarlo, bisogna ascoltarlo. Bisogna salire senza timore su quel cammello, ci condurrà tra le dune con "Caravan". Siamo arrivati nel deserto, chissà come, non importa, siamo lì e i colori hanno uno spessore sorprendente, il respiro è caldo, tutto è caldo e le immagini sono tremolanti, la messa a fuoco faticosa. Eccola che sbuca svogliatamente da una duna, sapevi che sarebbe successo, al turista va data soddisfazione. La carovana di uomini e cammelli vista da lontano ha l'incedere lento e inesorabile. Max Roach lo sottolinea subito, poi arrivano le note di Duke. Finalmente possiamo avvicinarci e la nostra prospettiva cambia, là in mezzo c'è molta più vitalità di quanto ti aspetteresti e la mano sinistra sui tasti bassi prima e l'improvvisa frenesia della destra sul cantato ce lo dimostrano. Mingus incornicia l'immagine perfettamente. Poi, così come è arrivata, inizia a dissolversi, sono poche note e tutto svanisce.
Duke ci vuol bene e non ci abbandona in quel deserto, ha preparato per noi un giaciglio accogliente, non ci sono resort lussuosi o club caciaroni ad attenderci ma una "Warm Valley" dove le donne e gli uomini ritroveranno se stessi, un'oasi, oasi di pace e di dolcezza infinite.
La fine di un viaggio è un momento speciale. Prima dei racconti ad amici e parenti, prima dell'orgia un po' indigesta delle foto, dei souvenir, dei regalini esotici, c'è un momento di raccoglimento intimo in cui faremo i conti con noi stessi, con chi eravamo prima di partire, con chi siamo adesso, dopo aver attraversato tante vite estranee e cibi fin troppo carichi di curcuma. Quel momento è solo nostro, intimo, personale, per riscoprire la gioia e l'abisso del nostro essere, la solitudine. "Solitude". Leggenda vuole che durante una session privata Parker abbia sussurrato all'orecchio di Ellington. "Suonala ancora Duke, ho voglia di piangere". Siamo atterrati, la puntina struscia ancora per pochi secondi, poi ricomincia il baccano.

Ma quant'è buono il baccalà!
Mi piace tanto il baccalà. Il filettone a scaglie con olio limone prezzemolo e l'immancabile insalata d'arance – sposa ideale del pesce lesso – rappresenta per me una cena che neanche da Niko Romito. L'arancia va pelata lasciando un po' della pelle bianca interna alla buccia attaccata al frutto. Tagliata a tocchi e non a fette, si unisce alla cipolla giovane (cipollotto) ben tritata e si condisce con olio extra sale e, a piacere, peperoncino. Varianti possibili: olive nere, finocchio, lattuga.
Ma il filetto era tanto, una parte l'ho lasciata da cucinare per il giorno dopo. Scalogno, timo basilico e un ciuffo di rosmarino. Appena appassiti ho aggiunto (cucinavo per due) dieci ciliegini a pezzi grossi. A cottura quasi ultimata i 100 grammi di baccalà avanzati dalla sontuosa cena, il trito di prezzemolo e un mezzo bicchiere di vino bianco (lo stesso chardonnay che ho bevuto in seguito). Pochissimi minuti, uno spruzzo di limone (o grattata di buccia se biologico) prima di spegnere e di aggiungere le mezze penne appena scolate. Sparito il piatto, sparita la bottiglia di chardonnay.
Buon appetito.
el manicero
Duke Ellington, Max Roach, Charles Mingus "Money Jungle" Blue Note 1963
Tutub
Fleurette Africaine
www.youtube.com/watch?v=JLyplzFmTcQ
Caravan
La versione dell'album www.youtube.com/watch?v=Erflgkir2H4
In versione grande orchestra www.youtube.com/watch?v=r95flkZciJE
Warm Valley
www.youtube.com/watch?v=7uiAN4_8ihw
Solitude
www.youtube.com/watch?v=svUWV9ZOrgc
bellissima anche questa versione interpretata da Billie Holiday
www.youtube.com/watch?v=6d4KCZwUxRU
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