Chiedi chi erano ... gli Showmen! Ovvero: Storia di Jemisiello e Mario l'indiano | Stampa |
Giovedì 26 Giugno 2014
mario e_jemisiello

Notina del 26 giugno 2014

Chiedi chi erano i Beatles. Chi non saprebbe rispondere. Lo sanno anche gli aborigeni di Uluru. Ma provate a chiedere "Chi erano gli Showmen"? E qui  l'affare si complica.

La storia parte da lontano: è il primo ottobre del 1943 ed i primi reparti alleati entrano a Napoli. Quel che trovano i soldati anglo-americani ce l'ha raccontato in modo crudo e fin troppo onesto Curzio Malaparte ne "La Pelle". Di una inaspettata conseguenza si accorse invece il dirigente di un ospedale di Napoli che i fatti li visse in prima persona e ci scrisse sopra una canzone. I nostri genitori ne conoscono la versione di Renato Carosone, quelli della mia generazione l'hanno scoperta con la Nuova Compagnia di Canto Popolare, si tratta di "Tammurriata Nera". "E' nato nu criaturo, è nato niro, e 'a mamma 'o chiamma Giro".

Tra i soldati americani "vittime" del fascino napoletano, inteso come signorine partenopee, c'era James Smith, un afro americano  e la signorina dal fascino irresistibile era Anna Senese. Lo splendido risultato del loro amore (alla faccia di chi urla alla luna "a casa nostra non entra nessuno") fu Gaetano "James" Senese, Jemisiello per la gente di Miano, quartiere napoletano dove viveva.

I soldati americani non erano tutti neri però, la carne da macello per la guerra si cerca sempre oltre le porte spalancate dalla fame e dal bisogno. Comunque gli Stati Uniti sono il paese più multietnico del globo, infatti in America ci vivono anche gli americani, si insomma, quelli che ci hanno sempre  vissuto, quelli che nel nostro immaginario esistono, nascono e soprattutto muoiono solo nei film western: gli indiani, o per meglio dire, i nativi americani. Modo un bel po' generico per riassumere tante razze della cui storia non abbiamo la più pallida idea. Dagli Inuit dell'Alaska ai Sioux o ai Cheyenne delle pianure o agli Apache del sud ovest. Culture, lingue, religioni lontane tra loro come quelle di un norvegese e di un burkinese, prima della globalizzazione.

L'ho presa larga, per dire che tra i soldati americani c'era pure un pellerossa (altro pessimo termine, ma, io viso pallido, non ne conosco altri), un Cherokee che incontra la sua squaw a Napoli, è la signorina Musella, di più non chiedetemi, non lo so e non v'è traccia nelle biografie.

La voce degli indiani per noi è riassunta negli urli di guerra delle comparse che attaccano le diligenze. Ma Mario Musella, detto l'indiano, figlio del fortunato connubio tra soldato Cherokee e signorina Musella, di voce ne ha tanta e soprattutto ce l'ha potente e melodiosa.

L'indiano padre e James Smith molto probabilmente non si conobbero mai, cosa che invece accadde a Jemisiello e Mario detto l'indiano. Si conoscono fin da ragazzini e  diventano amici. Sanno di avere in comune qualcosa di particolare, di diverso, che li unisce e li cementa e scoprono che nel loro sangue più che una bandiera a stelle e strisce circola un ritmo e uno speciale sound che loro stessi non saprebbero definire. Siamo nei primissimi anni '60 ed in Italia quel ritmo e quel sound ancora non hanno nome né voce.

Jemisiello studia il sax ed ascolta Miles Davis e Coltrane, Mario si appassiona al basso e canta, canta con quel vocione che non si sa da dove arrivi.

Formano un primo gruppo "Gigi e i Suoi Aster" e subito dopo, siamo nel 1964, "Vito Russo e i 4 Con" con cui registrano alcuni 45 giri.

E' il 1966. Jemisiello e Mario l'Indiano si decidono al grande passo. Un super gruppo tutto loro, insieme ad altri quattro musicisti. Sono nati gli Showmen e, ma allora non lo sapevano neppure gli interessati, il "Neapolitan Power". Siamo ancora in anni difficili per certi ritmi, per una musica che inizia ad avere definizioni anche in Italia (il beat dei capelloni) ma che difficilmente scalda i cuori dei discografici. Allora bisogna giocare di rimessa, il rhytm&blues va infilato (rifilato) là dove si può, anche tra cuore ed amore, l'importante è che passi. Basti pensare che Demetrio Stratos in quegli stessi anni cantava "Oh Darling" o la ineguagliabile "Pugni Chiusi". Era melodica, ma era già Demetrio, con tutta la sua personalissima dodecafonia.

Così pure gli Showmen, tra amore lacrime e nfamità ed un tocco di demential beat si lanciano su una cover, come usava ai tempi, una canzone del 1938 "Un'Ora Sola Ti Vorrei" e nel 1968 stravincono il Cantagiro. La canzone è melodica ma c'è già tutto il sax di Jemisiello e il vocione dell'indiano. Bissano il successo l'anno successivo con "Tu Sei Bella Come Sei" con cui partecipano a Sanremo in coppia con Mal. Non posso che dirvi, ascoltatela o riascoltatela (per i più maturi come me) ed abbandonati "orgoglio e pregiudizio" arrendetevi alla voce di Mario ed al sax di James, lasciate che il "mai" di Musella  penetri fin nel profondo del vostro cervello musicale, che una porta sbatta al vento e che la tristezza se ne vada.

Se non conoscessi la canzone e la ascoltassi oggi per la prima volta non avrei dubbi nel dire che molto probabilmente si tratta di una cover dei Blood Sweat & Tears o dei Chicago.

Quello stesso anno sono ospiti al pionieristico "Speciale per Voi" di Arbore, dove si esibiscono con "Papa's Got a Brand New Bag" di Otis Redding.

Gli Showmen hanno comunque vita breve, si sciolgono già nel 1970 (con una poco significativa reunion nel 1971). Ed anche Mario Musella tornò alle praterie che mai conobbe in vita nel 1979, quando stava tentando la carriera da solista.

Ma ci hanno lasciato molto, più di quanto si possa pensare. Da quella formazione originaria, infatti, nel 1970 si separa Elio D'Anna per formare uno dei gruppi più originali del progressive italiano, Gli Osanna (L'uomo – Palepoli) che danno legittimazione al "Neapolitan Power", un movimento musicale del tutto nuovo all'ombra del Vesuvio, movimento tra i più prolifici e originali d'Italia. Poco dopo anche James insieme a Franco del Prete, percussionista degli Showmen, forma  "Napoli Centrale". Dal progressive al jazz, ma sempre marcato Napoli. Con chi ha fatto la prima esperienza discografica Pino Daniele? Con Mario Musella durante la sua breve (ahinoi) carriera solista. In quel coacervo musicale, siamo ormai a metà degli anni '70, ci passano tutti: Bennato Edoardo, Avitabile Enzo, Sorrenti Jenny (sorella), Esposito Tony, De Piscopo Tullio, Amoruso Joe. Nel 1980 Pino Daniele dedica il suo terzo LP  "Nero a Metà" a Mario Musella, Enzo Avitabile nel 1982 scrive "Dolce Sweet M", quale tributo all'amico Mario.

Chiedetelo a loro chi erano gli Showmen. Finalmente avremo la nostra risposta.

Notina gastronomica

Estate, era ora. A me piace cucinare al vapore, è tutto più saporito, più sano ed anche più pratico. In estate una cucina ideale.

Oggi ho fatto la maionese di merluzzo.

Per 4 persone. 600 grammi di merluzzo, 3 patate medie, 2 carote, un pomodoro maturo, 4 foglie di basilico, maionese e ... tanta fantasia.

Ho messo nella vaporiera al primo strato le patate tagliate a fette, al secondo il merluzzo e le carote tagliate a strisce spesse un dito.

Mezz'ora – 40 minuti e si è cotto tutto.

Ho salato pesce e verdura ed atteso che diventassero tiepidi, ho sminuzzato il tutto e l'ho pasticciato con la maionese fatta poco prima. Sopra 4 fette di pomodoro maturo con un pizzico di sale, uno spruzzo di maionese e una foglia di basilico. Ho finito con una manciata di capperi e di olive che avevo preparato qualche giorno fa.

Olive verdi denocciolate e tagliate per metà, trito grossolano di sedano e carota, un pugno di capperi, appena di sale, bagnate con olio e abbondante aceto e lasciate riposare un paio di giorni almeno.

Con la vostra fantasia potrete arricchire questa ricetta come volete, togliendo o aggiungendo ingredienti appropriati. Due mazzancolle? Del radicchio trevigiano? Una cipolla di tropea? Qualche fetta di avocado o un pugno di fagiolini? Un disco dei Platters? Fate voi. Volete sostituire il merluzzo con il tonno? Io me lo faccio in casa il tonno sott'olio. Invece del tonno, però, usa la palamita. Due litri d'acqua e 50 gr. di sale per chilo di pesce, due ore di bollitura. Poi deliscate il tonno/palamita lasciate asciugare su un canovaccio, anche per una intera notte. Il giorno dopo mettetelo in vetro e copritelo d'olio con una foglia di alloro. Lasciate che per qualche ora l'olio penetri bene tra i pezzi poi rabboccate con l'olio se necessario, chiudete i vostri barattoli e sterilizzateli in acqua bollente. Fate dormire i barattoli per un paio di mesi. Quando li aprirete non scordatevi di fare un colpo di telefono a Kevin Costner, magari gli è venuta voglia di un po' di tonno ben fatto.

Ciao.

el manicero

Pillole su tutubo

Gli Showmen "Un'ora sola ti vorrei"  www.youtube.com/watch?v=KPDywmHGQ68

Gli Showmen "Tu sei bella come sei" www.youtube.com/watch?v=faDKFIeyU7U

Da Arbore con "Papa's Got a Brand New Bag" di Otis Redding www.youtube.com/watch?v=nfC8MS7pwos

Demetrio Stratos "Pugni Chiusi" www.youtube.com/watch?v=rKgwHRWtR8I

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Giuda live @ Officine Indipendenti (foto di Angelo Di Nicola)

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