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Satana a Belgrado | Stampa |
Sabato 31 Maggio 2014

Notina d'argento del 31 maggio 2014

ana hushSi racconta che Robert Leroy Johnson (1911 – 1938) avesse stretto un patto col diavolo.

"Vai dove c'è un incrocio. Un grande uomo nero arriverà e prenderà la tua chitarra e l'accorderà. Quando Satana ti ridarà la chitarra, tu potrai suonarla meglio di chiunque altro  e Satana possederà la tua anima lasciandoti esausto in ginocchio".

Di Robert  Leroy Johnson non si sa granché. Poche note biografiche, una foto chitarra in mano  e 29 tracce registrate. Ma non si può certo dire che di lui poco ci rimane, visto che con quelle poche canzoni c'hanno fatto fortuna e soldi Bob Dylan, Eric Clapton, i Led Zeppelin, lo stesso Jimi e tanti altri a partire dai Rolling Stones con la stupenda "Love In Vain".

Su Satana, invece, libri e pettegolezzi si sprecano. E' sempre stato attivo, quel povero diavolo, in fondo ha sempre fatto solo il suo mestiere. Dal Mississippi con Johnson a Mosca con Bulgakov, se n'è sempre infischiato di geopolitica, andandosi ad infilare là dove l'ispirazione lo porta.

Voglio segnalarvi dunque la sua presenza certa a Belgrado il 13 maggio del 1976. Sornione assisteva alla nascita di una delle più grandi chiatarriste blues viventi: Ana Popovic.

Chi ne ha voglia si vada a rileggere la mia "notina" precedente e saprà, tra le altre cose, come Ana ha conquistato il mio cuore!

Di lei, a differenza di Robert, si sa tutto. Nasce a Belgrado, il padre malato di blues la contaggia e la ragazzotta serba a 19 anni ha già il suo primo gruppo. Nel 1998 esce in Serbia il suo primo disco (Hometown) e l'anno dopo va in Olanda, studia, suona e .... esplode.

Dopo averla scoperta nell'album cover "Blue Haze - Songs of Jimi Hendrix", mi metto subito alla caccia dei suoi dischi. "Hometown" è introvabile ma becco invece la sua ultima uscita, siamo nel 2000, "Hush!". Uau, ragazzi, doppio uau. Ma che davero davero una serba di 20 anni prende una chitarra e un microfono e rasenta a quel modo la bellezza?

Ora, a proposito di bellezza, togliamoci subito il dente. Anche se con la musica non c'entra nulla è indubbamente vero che Ana è una splendida longilinea, spesso si presenta con il suo metro e settanta o ottanta che sia, infilato dentro ad attillatissimi pantaloni o gonne di pelle nera, chitarra in mano a pigiare con tocco energico ma stupendamente femminile sui pedali degli effetti. Ok, l'ho detto perché in qualsiasi presentazione comunque troverete la stessa solfa, bella e brava. Per quanto mi riguarda brava, bella fa piacere ma è ininfluente.

Ma torniamo ad "Hush!".  Apriamo il pacchetto e ci troviamo subito proiettati nel mondo di Ana. Che è fatto di: blues rock, rhythm & blues, soul e tanto, tanto electric. Ma quello che non ti aspetti è l'assoluta autorevolezza, la voce sensuale (e ci risiamo), roca quando è necessario, esagerando il giusto, senza strafare inutilmente. E poi la sua chitarra, il tocco slide che, guarda un po', per ammissione della stessa signorina, pesca dai suoi idoli: Jimi Hendrix e Stevie Ray Vaughan. Non si tira indietro mai, neanche nell'affrontare sicura di se autentiche sonorità jazz come in "I Won't Let You Down", o nell'immergersi nel puro rock'n'roll di "The Hustle is On", o ancora nell'ipnotico "Hometown" Ma subito dopo ecco che ti arriva un funk caldissimo "Downtown" che certo è di sua eccellenza Tom Waits, ma che in mano ad Ana diventa un pezzo assolutamente originale, una sua personale imperdibile hit. Ed ancora nello splendido duettando e duellando di voce e chitarra insieme a Bernard Alison in "Bring Your Fine Self Home" di Johnny Copeland, per chiudere poi l'album con un tuffo nella purezza dei ritmi di New Orleans con "How the Mighty Have Fallen".

Ana pesca da Jimi, da Buddy Guy, da Tom Waits reinventandoli; ma te lo aspetteresti che la maggior parte dei pezzi sono suoi? Di una ventenne di Belgrado che sembra essere stata battezzata col rito dell'immersione nell'acqua santiera del blues elettrico? Che il soul, il funk e il r&b erano robusti additivi aggiunti alle sue prime poppate? Sorprende la grande originalità, l'assoluta novità di ogni track, mai scontato, mai uguale ad un altro, come spesso succede ascoltando il blues.

Il bello è che Ana mica si è fermata al suo "Hush!"! Ha sfornato uno dietro l'altro bellissimi album ad iniziare dal riuscitissimo "Comfort to the Soul" del 2003 fino al recentissimo "Can You Stand the Heat". Io rimango, come per il primo amore, legato a questo suo primo successo internazionale, col quale ha girato (e continua a farlo) mezza America, ricevendo riconoscimenti ai livelli più alti, fino al Blues Award for Best New Artist of the Year del 2003.

Immaginate la sorpresa e la felicità quando scorrendo il programma del piccolo ma polposo festival blues di Mascalucia - ebbene si, in provincia di Catania, tutti gli anni in luglio, più esattamente Etna in Blues – mi ritrovo in un sol colpo Ana Popovic e, pochi giorni dopo Eric Bibb (già citato in altra notina, prima o poi arriverà anche il suo turno).

Poca gente, come spesso accade nei concerti blues, nel piccolo anfiteatro moderno di Mascalucia. Ana arriva, esattamente come te la aspetti, inguainata di pelle nera, stivali e Fender Stratocaster al collo. Il gruppo è scarno, all'osso, batteria basso tastiere e lei. Ma tanto basta. Dal vivo si scatena molto più che in studio, sente il pubblico, lo incita, lo scalda e si scalda. Il bassista è un folletto che salta da un lato all'altro del palco, Ana dà tutto, come fosse in un teatro di Memphis o Londra, canta e suona per più di due ore, fino alla apoteosi dei tanti bis col pubblico che si agita inconsultamente accalcato attorno al palco. E' una festa di famigla, di quelle ben riuscite, di quelle che racconterai ai nipoti.

Da Mascalucia, sulle falde dell'Etna, al mare, c'è poca strada, meno che dal Gran Sasso a Giulianova. Del resto l'Etna i piedi se li risciaqua in mare.

E' una bella sorpresa trovare un ristorante aperto all'una di notte, ma avevo una dritta.

-       Che ci porti?

-       Ti vuoi arricriari? mi dice

-       Certo che si

-       E allura, pasta cco niuru e sarucu arrustutu.

Preparare il sarago non richiede grande abilità, è un pesce da arrosto, sono sufficienti tre cose: cuocerlo al punto giusto, preparare un semplice salmoriglio olio prezzemolo origano e limone (ma quando il sarago è "vivo" preferisco anche senza) e, la cosa più importante, trovare il sarago appena pescato.

Neanche il bucatino o spaghettone al nero di seppia presenta grandi difficoltà.

Trito di cipolla (bianca, cipollotto o scalogno) a cui va unita la seppia ridotta a striscette. Sto cucinando per 4 persone, 2 o 3 cento grammi di seppia sono sufficienti.

Appena il tempo di dorare e poi aggiungi un bicchiere di vino bianco, al bollore aggiungo due cucchiaini di estratto di pomodoro (mi ripeto, per chi mi avesse già letto) non quello industriale, se lo trovate quello fatto in casa, sennò è meglio un paio di cucchiai di salsa di pomodoro semplice ben ristretta. Quando l'estratto si è diluito aggiungete un mestolo scarso di acqua di cottura della pasta che avete già "abboccato" da pochi minuti. Poco prima che l'amalgama sia della giusta densità prendete la sacchetta del nero che il vostro pescivendolo vi ha messo da parte e semplicemente lasciatela sciogliere aiutandovi col cucchiaio di legno che state utilizzando. Salate poco, il pesce ha già il suo. Tirate brevemente la pasta in padella col sugo.

-       Eccovi serviti, la ricotta la grattugio io o ve la lascio?

-       La ricotta? Nella pasta col pesce?

-       Nella pasta col nero, ma cchi ffa babbia? Cetto! (la cantilena è quella catanese)

-       Non babbio, è che non l'avevo mai sentita.

-       Facciamo così, se non le piace cinque minuti e gliela rifaccio.

Da allora, per me, la pasta al nero di seppia si chiama Nero alla Popovic. Una ricetta molto blues.

Da leccarsi i baffi, di signori e signorine.

Pillole:

Tutte le informazioni su Ana Popovic le trovate nel suo sito ufficiale

www.anapopovic.com/home

Di Robert Johnson esistono innumerevoli inutili dischi, tanto i pezzi sono sempre 29 e li ritrovate tutti nel ben fatto "The Complete Recordings" del 1990

"Love In Vain".dei Rolling Stones la trovate in "Let It Bled" del 1969

Oppure guardatela qui: www.youtube.com/watch?v=ryRDcE2sB2A

Il Satana di Bulgakov lo trovate ne "Il Maestro e Margherita"

Etna in Blues tutti gli anni a Mascalucia, in genere fine luglio. Già che siete in zona, se ci siete, nello stesso periodo a Marzamemi (Pachino) c'è un altro imperdibile piccolo grande festival. "Cinema Oltrefrontiera", una chicca per programma e location.

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