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Il Sindaco Bruchi chiede coraggio ed equità alla Regione sulla riforma degli ospedali


27-07-2010 Ore 18:35


Coraggio ed equità. Questo chiedo, anzi: da Sindaco di Teramo pretendo nelle scelte sanitarie che la Regione sta varando. Coraggio ed equità.
Il coraggio che deve motivare chi sa di dover affrontare un’azione di risanamento dei conti della Sanità pubblica, partendo da un disavanzo che ci aveva condannati all’indice delle “Regioni canaglia”, sull’onda lunga di una cattiva gestione che ha, di fatto, paralizzato tutta la macchina istituzionale. Solo il coraggio di scegliere, e di scegliere non più con l’occhio antico delle logiche di campanile e di feudo, ma con quelle moderne e necessarie di “Regione”, potrà risollevare l’Abruzzo dalle nebbie nelle quali è precipitato negli anni passati. Quello che il mio predecessore Gianni Chiodi, oggi Governatore, e l’assessore Lanfranco Venturoni, stanno facendo con il costruttivo supporto della maggioranza di Centrodestra, è un’operazione destinata a restare nella storia, quale esempio di buongoverno che segue un momento di malgoverno.
Purtroppo, però, sopravvivono, anche in un momento così difficile e strategico, sacche di quel pensare antico che non ha fatto il bene dell’Abruzzo, e c’è chi in virtù della coltivazione di un piccolo o grande orto personale, subordina gli interessi generali dell’Abruzzo a quelli del feudo.
Così non va.
Non si deve.
Non si può.
E visto che, in un facile gioco di malintesi campanili, c’è chi ha voluto leggere, nelle scelte coraggiose della Regione, una logica di territorio, in qualità di Sindaco di Teramo, di presidente del Comitato ristretto dei Sindaci della Asl di Teramo, di medico e di cittadino teramano, ritengo doveroso e improrogabile far sentire la mia voce, che è poi la voce dei teramani e di quanti, da sempre, hanno imparato a fare della propria sanità provinciale un piccolo gioiello, cui affidare la salute propria e dei propri cari.
Sento rimbalzare, da più parti, l’eco confusa e malevola di chi accusa la Regione di non aver voluto penalizzare Teramo, anzi: di averla addirittura voluta premiare.
E’ falso. Ed è talmente falso che, con queste righe, non mi limiterò a smentire, ma con gli stessi accenti chiederò alla Regione di voler adottare con la massima attenzione possibile, il principio di equità e di parità di trattamento tra le quattro province.
Perché non solo la nostra Asl non è stata “premiata”, ma E’ ANCORA PENALIZZATA.
E lo dimostro.
Posti letto
L’indice medio regionale, previsto dal nuovo piano, prevede che la rete ospedaliera, ovvero la somma del pubblico e del privato, raggiunga una media di 3,50 posti letto x 1000 abitanti; bene, Chieti ha una media di 3,35, Pescara 3,80, L’Aquila 3,90 e Teramo 3,09. Appare evidente come non esista alcun privilegio teramano.

Posti letto per acuti
La riorganizzazione prevede che L’Aquila passi tra pubblico e privato da 14 a 12 ospedali, Chieti da 11 a 9, Pescara da 6 a 5 e Teramo da 4 a 3 più uno in gestione pubblico-privata. Appare evidente come non esista alcun privilegio teramano, alla luce del fatto che la nostra provincia non ha alcuna struttura privata, come accade invece in tutte le altre. Tra l’altro i posti letto per acuti previsti sono, in media, 2,9/1000 abitanti mentre Teramo ne avrà 2,7.
Riabilitazione
Sulla Riabilitazione Teramo è da sempre penalizzata. Basti pensare che nell’ultimo Piano Sanitario, la spesa pro capite prevista era per l’Aquila di 118 euro, per Chieti 97 euro, per Pescara 34 euro e per Teramo 45 euro. Il nuovo Piano Sanitario pur prevedendo un riequilibrio lascia Teramo, insieme a Pescara, fanalino di coda.
Specialistica Ambulatoriale Convenzionata
Sulla Specialistica Convenzionata esterna la spesa pro capita per anno è di 32,94 per Chieti, 22,94 per Pescara, 14,68 per L’Aquila, 19,75 per Avezzano-Sulmona e 17,24 per Lanciano-Vasto.
Teramo ha solo 3,13 euro per abitante e per eseguire prestazioni ambulatoriali esterne. Questo significa che il cittadino tramano o si rivolge alla struttura pubblica o non ha grandi altre alternative.
Volevano essere, questi pochi esempi (ma se ne potrebbero fare molti altri) solo un contributo alla riflessione di tutti sulla reale portata della riforma, che non è affatto un “premio” per la provincia di Teramo, ma un tentativo, ancora ai miei occhi migliorabile, di riequilibrio sul territorio.
Per troppi anni, Teramo e la sua provincia hanno patito uno squilibrio a vantaggio delle altre province abruzzesi, questa è l’occasione giusta per percorrere la strada dell’equità, anche se c’è molto da fare. Anche perché Teramo, e non va sottolineato, ha scelto la strada del pubblico, una strada che, e lo cito a titolo di altro esempio, ha fatto della nostra Cardiochirurgia una vero e proprio faro attrattivo, in grado di generare flussi di mobilità attiva dalle altre province e dalle altre Regioni.
E poi, da ultimo ma non ultimo, ricordo a tutte le forze politiche abruzzesi, e soprattutto a quelle che stanno biecamente strumentalizzando un Piano necessario e indifferibile, che quella di Teramo è una Sanità “di confine” e che la nostra, in quanto provincia cerniera, deve essere in grado di offrire una risposta tale da evitare la creazione di flussi migratori verso le vicine Marche.
Anche per questo chiedo, ufficialmente, che la Regione punti con maggior decisione al riequilibrio territoriale, portando la Sanità teramana al livello delle altre province abruzzesi visto che, checché ne dicano anche autorevoli esponenti dell’opposizione, non solo non c’è alcun privilegio, ma la situazione ci vede ancora penalizzati.
E non è giusto.

Maurizio Brucchi


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